Che cosa sappiamo
Una balenottera azzurra può ingerire fino a 43,6 kg di microplastica al giorno. Su una stagione di alimentazione, il conto supera il miliardo di particelle. E la cosa sorprendente è la provenienza: non arriva, o non soprattutto, dall'acqua che l'animale filtra. Oltre il 98% della plastica ingerita passa attraverso le prede — krill e piccoli pesci — che le balene mangiano a tonnellate proprio tra 50 e 250 metri di profondità, dove le microplastiche si concentrano di più. Dove mangiano, insomma, c'è più plastica: il krill di cui si nutrono ne è già carico. Lo studio ha misurato tutto questo combinando le concentrazioni di microplastica nella colonna d'acqua con i dati di 191 balene dotate di sensori — balenottere azzurre, balenottere comuni e megattere — nella corrente della California, al largo della costa pacifica degli Stati Uniti.
Perché conta
A fare la differenza non è la taglia dell'animale, ma la dieta. Una balenottera azzurra ingerisce in media circa 10,9 milioni di particelle al giorno, una balenottera comune 5,7 milioni. Ma il confronto più netto è tra le megattere: quelle che si nutrono di krill arrivano a 3,9 milioni di particelle al giorno, mentre quelle che mangiano pesce si fermano a circa 200.000 — un ordine di grandezza in meno. Conta la dieta, non la stazza. E questo sposta il modo di vedere il problema: la microplastica non è solo un contaminante che gli animali ingeriscono per caso, ma qualcosa che si concentra e risale lungo la catena alimentare.
Cosa è ancora incerto
I limiti, in chiaro. Lo studio è una stima costruita su un modello, non l'osservazione diretta del contenuto stomacale. Riguarda solo la corrente della California: altrove, Mediterraneo incluso, i numeri possono cambiare. E misura quanta plastica le balene ingeriscono, non che danni provochi alla loro salute — quello resta da capire. Anche le nanoplastiche, i frammenti più piccoli e potenzialmente più insidiosi, non sono misurate direttamente: lo studio ne ipotizza solo la presenza.